Una distesa ..la più grande fra le pianure europee…e poi in essa le campagne emiliane che per quanto nebbiose e umide, avvolgono in quella fitta foschia un mistero celato da una sensazione di calore autunnale.
Ogni tonalità di questa stagione si adatta perfettamente a quel luogo e alle sue case che sembrano colorate di un rosso porpora a volte annacquato e a volte sbiadito…ed in terra il fogliame sparso qua e là…fermo e inerme fino al momento in cui il vento arriva a scuoterlo...
Peccato che da allora anche il vento porto con sé un’alleata che, sebbene il suo manico di scopa rastrellasse con cura i bordi di quell’antico casale in pietra, come una folata rapida e inaspettata scosse non solo la coscienza di quell’istante ma trovò in essa la sua stretta connessione con quel luogo dove un tempo la sua vita aveva visto nascere.
Lei con indosso una giacca di velluto marrone a righe e un berrettino di lana blu, chinata in un duro lavoro, fra mucchi di foglie rosse, arancioni e gialle non si rendeva certo conto della sua posizione nelle alte sfere del fato, ma quando si voltava a guardare il suo casale rimaneva esterrefatta dell’imponenza di quella che un giorno era forse stata la sua casa.
Il vento continuava lento a spazzare le foglie e lei nonostante ciò continuava ostinatamente a rimetterle agli angoli della piccola staccionata che le girava attorno per poi riporle con cura dentro al sacco chiedendosi se sarebbe stato altrettanto facile ripulire ogni suo dubbio e ogni sua domanda dagli spettri che nella nebbia di quel casale prendevano consistenza.
Soddisfatta del suo lavoro e dopo aver gettato il sacco nell’immondizia Amy raccoglie i suoi utensili e si dirige verso la porta di casa…mentre le insegne del Twister’s cafè che fronteggiano le mura della sua umile dimora volteggiano incostantemente su e giù
Ma in quel pomeriggio d’autunno Amy non era certo l’unica impegnata a rimettere ordine in quel tempo di cui Tirem la fa da padrona.
La cittadina ospitava al di là della chiesa del poggio una grandissima tenuta di proprietà della famiglia Mckay affiancati dal podere dei Dowell entrambi in affari .
La tenuta dei Mckay infondeva una vista limpida ,pulita quasi altolocata che pur contrastando con il rustico podere dei Dowell rifletteva allo stesso tempo l’attività internazionale di quest’ultimi affabili e capaci esportatori di vini.
Qui sembrava davvero che le due strutture non venissero né intaccate e né tantomeno scalfite da quella brezza di una domenica pomeridiana che si prestava a far spazio ad un tramonto capace di schiarire ogni perplessità..
Ma Daniel non la pensava affatto in questa maniera…e sbattendo la porta della sua camera, si sedette sul letto e guardandosi intorno colpì con un pugno il piccolo cuscino che lo affiancava e poi si sdraio guardando il soffitto della suo garage dove aveva allestito tutto il suo mondo.
Anche lui era rimasto scosso dal vento che da fuori lo osservava e si chiedeva come potesse non avere l’ispirazione per scrivere il nuovo titolo del pezzo musicale che avrebbe dovuto consegnare alla sua insegnante di pianoforte già da molto tempo.
Mancava davvero l’ispirazione al rampollo sedicenne di casa Dowell al punto tale da non poterla cercare neanche in un bicchiere di vino della casa…
La musica era sempre stata la sua grande passione da quando era nato…cantava e suonava pezzi per lo più di matrice classica e jazz di propria penna e come mentore di se-stesso cercava di capire come mai ogni idea e ogni emozione ristagnava dentro il suo sentire.
Ad un certo punto un leggero colpo alla porta irruppe quel momento…e anche se per un attimo si confuse con il rumore del vento..ad inibire ogni dubbio fu l’entrata di sua mamma Tracy.
<< Ti disturbo,tesoro? >> disse piano. I suoi lunghi capelli rossi e mossi le ricadevano sulle spalle,così setosi da venir voglia di accarezzarli.
<< No mamma figurati >> disse bofonchiando.
<<E quindi domani si inizia?>> disse Tracy.
<<Già ma sinceramente è l’ultima cosa che mi preoccupa ora>>annui un po’ rassegnato
<<Immagino a cosa ti riferisci…ma credimi Daniel..è normale avere dei momenti di poca esaltazione creativa soprattutto..>> e in quel momento interrotta dal figlio
<<..Soprattutto alla mia età!?>>innervosito
Tracy guarda il figlio in maniera un po’ stupefatta
<< Questo momento dovrebbe essere quella più denso di emozioni e di sensazioni da poter descrivere con una canzone..è solo che non ho niente di interessante di cui parlare ora come ora e mi sento vuoto oltrechè insensato..>>sempre innervosito
<<Non è assolutamente così e lo sai perché?...>>
Daniel speranzoso attende il seguito
<<…perché il solo fatto di essere consapevole di questo tuo momento riuscirà senz’altro a farti riflettere e a maturare quello che ora credi di non provare>>
Daniel guarda sua mamma in maniera sciolta e sorridente e le domanda
<<Come fai a essere sempre cosi fiduciosa?>>
E Tracy con un bellissimo sorriso rispose
<<Perché ho molta più esperienza di te, la stessa che ti permetterà giorno dopo giorno di trovare non solo le parole giuste ma l’ispirazione giusta per scrivere nuove canzoni>>
<<E tu ne dovresti sapere qualosa>> disse Daniel
<<Si è vero ma…>>interrotta nuovamente dal figlio
<<Non mi hai mai detto per quale motivo hai interrotto la tua carriera>>
Tracy un po’ esitante <<Ma te l’ho già spiegato figliolo..incontrai tuo padre..e poi..il resto lo sai..>>
<<E poi sono arrivato io…a farti perdere l’ispirazione?..No!Non è possibile..non riesco a credere che tu possa aver rinunciato al tuo lavoro e alla tua carriera solamente per me e per il babbo.>>disse incredulo
<<Tesoro nelle vita a volte bisogna fare delle scelte ed io finché ho potuto mi sono dedicata con anima e corpo al mio lavoro..ora alzati però dal letto che la cena è pronta…>>cercando di sviare dalla conversazione.
E mentre Tracy si chiudeva la porta alle spalle Daniel meditava sulle parole della madre certo che per nessun motivo avrebbe commesso i suoi stessi errori laddove un giorno, come quello appena trascorso, la mancanza di ispirazione sarebbe venuta meno.
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